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Il nostro sguardo sull’altro: le profezie che si auto-avverano

Quando si parla di preadolescenti ed adolescenti è sempre difficile inquadrare comportamenti e modalità di relazione, parliamo infatti di soggetti in crescita che si sperimentano quotidianamente soprattutto attraverso i rapporti con i coetanei e con gli adulti di riferimento: genitori ed insegnanti.

Comprendere e decodificare le loro azioni non sempre è facile e spesso si corre il rischio di sottovalutare o al contrario sopravvalutare alcuni accadimenti. Come insegnanti è bene partire da una buona conoscenza dei propri studenti e delle dinamiche che sono proprie di ciascuna classe, per poter cogliere tempestivamente situazioni di disagio o malessere, che se trascurate possono diventare di difficile gestione o risoluzione.

In ogni classe troviamo ragazzi che cercano il proprio ruolo attirando l’attenzione del gruppo su di sé attraverso scherzi, prese in giro e comportamenti al limite della violenza. Compito degli adulti è intercettare queste modalità e rileggerle come difficoltà dell’autore nel trovare un proprio spazio all’interno della classe, così da trovare strategie differenti affinché gli autori possano sperimentarsi come soggetti capaci e possano, attraverso l’esperienza in prima persona, apprendere modalità di comunicazione differenti.

Spesso, per comodità, ci capita di usare etichette per indicare le persone a noi vicine e identificarle subito in base a una loro caratteristica. Queste etichette, se da una parte ci aiutano a classificare e semplificare la realtà, dall’altra rischiano di farci perdere di vista la bellezza della complessità e di non farci cogliere le sfaccettature proprie di ciascuno.

Lo studente svogliato e provocatore rischia di essere visto dai propri professori esclusivamente sotto questa luce e finirà, con il tempo, per aderire sempre di più all’aspettativa che gli altri hanno su di lui.

Questa modalità della “profezia che si auto-avvera” rischia di farci piombare in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

Quando parliamo di bullismo spesso i protagonisti, bullo e vittima, una volta individuati rischiano di diventare tutt’uno con questa definizione con il pericolo che entri a far parte del loro essere e del loro modo di vedersi. È quindi fondamentale tenere presente che insieme al bullo e alla vittima sono necessari altri protagonisti più o meno attivi (i famosi gregari o spettatori), un contesto che rende possibili agiti di esclusione, derisione e violenza fisica e che ciascuno di loro è altro al di fuori di questa definizione. Avere presente l’importanza del nostro pensiero sull’altro ci permette di vederlo come soggetto con fragilità e punti di forza e, come adulti, aiutarlo a valorizzare le risorse e a trovare modalità sempre più adattive e funzionali per entrare in relazione.

Nel nostro lavoro con gli studenti e gli insegnanti poniamo particolare attenzione a questo aspetto cercando di portare uno sguardo altro e di rileggere insieme ai protagonisti comportamenti e agiti per costruire insieme nuovi pensieri e prospettive che si allontanino dalle etichette semplicistiche usate fino a quel momento.

Elisa Anderloni
Psicologa