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UNA STORIA DELLE IMMAGINI

Il nuovo libro di David Hockney è strutturato con un’intervista da parte del giornalista e critico d’arte Martin Gayford al celebre artista britannico.

Il volume è ricco di osservazioni assolutamente fuori dagli schemi, degne dello sguardo atipico di Hockney. Si parte da considerazioni sui codici percettivi condivisi e sulla funzione delle immagini. Per cui il luccichio degli occhi della Maddalena di Tiziano serve a spiegare il brillio sulle pupille di Ingrid Bergman in Casablanca, e la sequenza della balena in Pinocchio di Walt Disney trova analogie, nel modo di rendere le onde, con le stampe giapponesi.

Nella prima parte del libro il principio è che l’arte aiuta a vedere la realtà, o meglio che le immagini ci fanno vedere le cose. Per Hockney il segno è il principio dell’essenzialità. E per spiegarlo si passa dai Cachi a inchiostro su seta di Mu-ch’i, del XIII secolo, ai disegni di Rembrandt.

È l’efficacia del tratto nella sua apparente povertà. L’artista si interroga poi sulle ombre. Le ombre sono un’ossessione europea; cinesi giapponesi persiani non si pongono il problema. Il tema dello specchio si spalma su due capitoli: si passa da quello che dà vita al celebre autoritratto del Parmigianino a quello chiamato Claude (dal nome di Claude Lorrain), che spiega certe abitudini rappresentative relative al paesaggio sei-settecentesco. Non mancano anche considerazioni sulla luce, a partire dagli studi di Gombrich per arrivare alle ninfee di Monet, dove i riflessi di un macrocosmo e di un microcosmo “sembrano fondersi in una unità”.

Ci sono confronti da manuale (l’Adamo del Polittico di Gand accanto a quello della Cappella Brancacci) e osservazioni al limite del lapalissiano (per esempio quelle sulla tecnica dell’acquerello rispetto all’olio) che colgono però la differenza del procedere mentale da parte dell’artista, ma anche dell’osservatore: la mente si adatta al codice espressivo, sia per chi fruisce che per chi produce immagini.

La camera ottica, nelle sue implicazioni tra fotografia e cinema, domina buona parte del libro. Spesso le immagini di Hockney costellano e approfondiscono il percorso, fra tradizione e innovazione, e la riflessione sul futuro dell’immagine, si inserisce proprio in questo interstizio.

Jacopo Stoppa

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