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Un pugno nello stomaco

Il romanzo Gli esclusi è un pugno ben assestato nello stomaco. Pubblicato nel 1980 e tradotto solo ora in italiano, narra le vicende di un gruppo di giovani senza bussola morale, violenti e cinici, cresciuti in una Vienna asfittica tra postnazismo e miracolo economico. I quattro ragazzi, due femmine e due maschi, di estrazioni sociali molto diverse, si prodigano in violenze malvagie e gratuite stile Arancia meccanica. Dalla descrizione di questa generazione perduta emerge, come nei libri di Thomas Bernhard, un quadro lucido e spietato di una società che non ha ancora fatto i conti con il passato, di un’Austria molto infelix.

Un fatto di cronaca

Siamo alla fine degli anni cinquanta e l’autrice prende spunto da un autentico fatto di cronaca: il romanzo si apre come un giallo cupo, quando il feroce quartetto (tre liceali e un operaio) pesta a sangue e deruba un passeggiatore notturno in un parco pubblico, e si chiude con un massacro fra le mura domestiche del capobanda. Questi si chiama Rainer Maria, proprio come Rilke, è un sedicente poeta, si nutre di Nietzsche e di un frainteso esistenzialismo. Viene spalleggiato da Anna, sua sorella gemella, aspirante pianista e studentessa brillante, tormentata e odiosa. Sono figli della piccola borghesia, con un padre invalido di guerra ma ancora nazista convinto, che sfrutta la moglie per girare filmini pornografici nel loro squallido appartamento. Con la solita pungente maestria linguistica Elfriede Jelinek evoca questi interni familiari che sanno di rancore e di cavolo cotto. Da tutt’altro mondo proviene Sophie, con un padre capitano d’industria, una madre mondana e una villa lussuosa. Di lei si invaghisce il quarto membro della banda dal nome ridicolo Hans Sepp, proprio come l’abietto giovane nazionalista nel grande romanzo di Musil. E come quello viene dal basso, smania per l’ascesa sociale, fa l’operaio specializzato e rifiuta gli ideali dei genitori comunisti, un padre assassinato a Mauthausen e una madre che tira avanti a stenti. La ricca Sophie degrada il povero Hans ad oggetto muscoloso della sua libidine bizzarra, mettendosi in rivalità con Anna.

Figli dei nazisti

Sono i genitori attaccati al passato i veri colpevoli che non hanno saputo impedire la vacuità, l’opportunismo e la mostruosità dei loro figli. In un testo ricco di allusioni e giochi linguistici Jelinek mostra una società ancora storpiata dalla catastrofe nazista. (…)Jelinek insiste anche con la denuncia di letture travisate, mettendo in bocca ai giovani depravati parole di Dostoevskij, de Sade, Sartre e Camus.  (…) L’autrice toglie al lettore ogni speranza nell’effetto benefico delle belle arti. Né le velleità poetiche di Rainer Maria, né la dedizione musicale di Anna a Schonberg portano ad un miglioramento del loro carattere, e neanche al tanto agognato riscatto sociale.

In questo desolante quadro di un’epoca, con il benessere riconquistato nonostante l’arretratezza morale, la generazione dei figli è solo il prodotto di quella ancora più fallimentare dei genitori. L’emblema più agghiacciante di questo fallimento è il padre di Anna e Rainer Maria, che in guerra ha perso una gamba ma non la sua fede nazista.

Franz Haas

 

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